Non voglio soffermarmi a discutere sulla situazione in cui desta la specie umana in questo inizio millennio. E' un argomento talmente sterminato, un intreccio fitto e entropico di politica, economia, etica e sociologia che neanche il più intelligente fra gli esseri umani potrebbe comprendere. E le critiche si sprecherebbero. Vorrei porre la mia attenzione sull'uomo inteso come membro effettivo del mondo animale. Le sue abitudini, i suoi limiti.
Analizzando gli altri animali autoctoni di questo pianeta ne abbiamo catalogato i comportamenti e gli stili di vita. Così se pensiamo al gatto ci viene in mente "indipendenza", al cane non può che corrispondere "fedeltà" e così via.
Ora pensiamo all'uomo. Osserviamo la sua storia, la sua evoluzione.
Quello che notiamo è una totale mancanza di memoria storica e un egoismo sottile e marcato. All'uomo non interessa il futuro. Non interessa se ciò che compie nell'immediato si ripercuoterà pesantemente e inevitabilmente sul proprio futuro. L'uomo finge di ignorare il male che sta creando alle proprio generazioni future. Se l'inquinamento è un problema che inesorabilmente cresce e produrrà danni profondi - non mi riferisco solo al pianeta, ma proprio alla stessa umanità - l'uomo non sembra volerne sapere di risolverlo. O meglio, pare voler dimostrare di avere a cuore il problema, ma dimostrando un'ipocrisia sconfinata non fa nulla di concreto per mettere le cose a posto. I trattati vengono firmati e non rispettati, l'uomo si difende mascherando la propria avidità di profitti dietro a crisi economiche e motivazioni più o meno etiche.
E parlando di memoria storica, l'uomo la ignora nella sua interezza. Tutto ciò che ha passato dalle poche migliaia di anni che è su questo pianeta non appare influenzare minimamente il corso stesso della storia. Basti pensare alla seconda metà del secolo scorso. Un'umanità uscita martoriata da una guerra che costò la vita a migliaia di persone e minò l'uomo nei suoi principi morali più profondi, pensò bene di rischiare l'olocausto nucleare.
Voglio dire, dopo essersi inciso le carni delle braccia durante la seconda guerra mondiale, l'uomo ha avuto la brillante idea di puntarsi una pistola alla testa e giocare alla roulette russa della guerra fredda per ben 50 anni. Mezzo secolo. Bella prova di umanità. La lezione che una guerra che costò la vita a decine di milioni di esseri umani, fratelli, fu totalmente ignorata e si rischiò il baratro atomico per mezzo secolo. Assurdo.
Dopo una guerra del genere, ne dovrebbe conseguire una sorta di rinascita, un periodo di riflessione collettivo internazionale. E' dovuto cadere un muro vergognoso per impedire all'uomo di vaporizzare sé stesso.
E ciò che mi viene da pensare è che all'uomo manca una base fondamentale per la vita, che tutti gli altri animali possiedono. Avrà un'intelligenza superiore ad ogni creatura che abbia mai solcato queste terre, possiederà una capacità di adattamento formidabile, ma manca di elemento imprescindibile alla propria salvaguardia.
L'uomo manca dell'istinto di sopravvivenza.
Il mondo non sta morenda. La vita non si estinguerà. Troverà il modo di continuare il proprio perpetuo ciclo. Al contrario, un mondo sta morendo. Ed è quello umano. Ci stiamo condannando a morte con le nostre stesse mani. Fregandocene del passato e del futuro. Vivendo in un presente che ci fornisce bibite gasate superzuccherate e panini imbottiti di veleni, vacanze low cost e maxitelevisori ultrapiatti.
Non ringraziamo i nostri antenati che hanno lottato, che sono morti, che sono vissuti per permettere a noi di vivere in un mondo diverso da quello doloroso e ingiusto che li ha visti protagonisti. E ce ne sbattiamo di un mondo altrettanto ingiusto e doloroso che stiamo lasciando ai nostri figli.
Non ci stiamo incidendo le carni. Non ci stiamo puntando alla tempia una colt con un solo proiettile. Abbiamo chiuso le finestre e le porte, e abbiamo lasciato acceso il gas. Una morte lenta e futile. Un mondo che muore.




