...welcome nel più remoto, fottuto e buio anfratto della rete...
WELCOME IN TRISTAN REVER

domenica 20 marzo 2011

ninna nanna per i bimbi

Non è una questione di dogmi, forse è solo arrivato il capolinea.
Probabilmente evaporerà tutto in una nuvola di polvere e sale.
La mancanza dell'esistere. La totale assenza della consapevolezza di essere vivi e vegeti. Non è neanche una questione di ideali. Quelli non sono mai esistiti. Tutto questo, il cartone del latte aperto che hai lasciato sulla tavola l'altra mattina, il cielo plumbeo e monotono e fermo e irremovibile che scorgo oltre i tetti che appaiono come cime insormontabili di minuscoli vicoli di Bologna, i semafori distrutti e i vetri infranti delle vetrine di club razzisti e anarchici e i volti solcati da rughe profonde e dagli sguardi tristi e sconfitti, la sigaretta che fra poco incendierò per somministrarmi la mia dose di morte quotidiana e i pensieri confusi che mi attraversano il cervello mentre marciamo verso quella che tu chiami casa ma solo non è che una prigione di cemento e ricordi mai vissuti, di sogni e speranze infranti giovani e amori mai sbocciati e solo assaporati con l'immaginazione di generazioni vicine e già così lontane. E già morte. Tutto scorre e nulla rimane. E forse nulla è rimasto. Non è neanche una responsabilità vostra o nostra, o dei nostri padri e madri e nonni e nonne prima di loro. Che forse credevano con tutte le loro membra e i loro nervi a ciò che facevano, alle loro battaglie e al loro futuro, ai loro cieli e ai loro tramonti di sangue e nubi. Non è neanche una questione generazionale. Probabilmente si essiccherà come i nostri corpi ormai consumanti e deperiti, e poi il vuoto ci permeerà e il silenzio sarà sovrano degli eoni a venire. E la follia sarà solo una parola priva di significato. E le colline e i cipressi, le roccaforti medievali dai muri erosi dal vento, le strade pavimentate di cemento e marmo e lattine disciolte dal caldo torrido di un agosto che non è mai esistito. Siamo così arroganti da credere veramente e con tutti noi stessi in ciò che crediamo. Che poi sono soltanto astrazioni di una realtà che ci appare distante, ingiusta e drammaticamente falsa e anomala. Che più ci sforziamo, più falliremo. Che un senso tutto questo deve pur averlo, ma se non riesco a coglierlo, che senso ha? Come vincere all'enalotto e perdere la schedina. E neanche sapere di aver vinto. Che poi, se ci pensi bene, è come perdere. Che una frase iniziata con una congiunzione è sbagliata, quindi evitatelo, o il mondo vi si opporrà e vi giudicherà. Sono dogmi. Leggi. Regole. Le ho inventate per rendere l'oggetto oltre di me comprensibile e meno alieno. Ma alieno rimane. Perché la mia identità si scontra con la sconcertante velocità del reale e del surreale che la mia mente un momento accetta, e una frazione di attimo dopo secerne e rigetta, come una medicina scaduta. Che poi sono solo veleni. E mio padre li vende al lavoro e ci guadagna pure. Ma anche questo non è originale. Tutto è già stato detto, tutto è già stato fatto. Non ci rimane neanche un pensiero, un disegno, una frase, un ricordo, un'emozione, un orgasmo che qualcun'altro non abbia già provato. Ma se non c'è nulla da scoprire, perché allora vivo e mi agito in questa marea soffocante e blu di persone e alieni e molecole? Non è una questione di insegnamenti. Non è fascismo. Non è anarchia il caos ultimo sovrano che regna e regnerà e vaffanculo a me e ai strafottuti pensieri in libertà e meditazioni indiane. Caos è una parola che uno stronzo come me e te ha inventato per descrivere ciò che non gli riusciva bene di capire. Che cazzo è? Bah, chiamiamolo caos. Come dire, non ci vedo, fingiamo che ci sia qualcosa. Non vedo. Che poi, una volta accettato, il caos non fa neanche più paura. Anzi, accettata la parola caos, non fa neanche più paura, visto? Caos. Caos. caos caos caos
caos
caos
 caos caos caos
caos

lunedì 18 ottobre 2010

che poi in realtà, poco cambia

Altri tempi. 
Che poi in realtà poco cambia. Mi dice che le cose volevano cambiarle loro, che erano così idioti da pensare di cambiarle, le cose. Che pensavano. 
Gli chiedo se erano degli hippie. Mi dice non c'erano hippie, che quelle erano americane, quelle cose. Che quelli erano i tempi degli extraparlamentari e delle contestazioni in piazza. Mi dice del circolo universitario dove si vedevano, che erano tempi in cui tutti ci si conosceva, più o meno. Che lei giocava con un flipper con le carte da gioco vicino a quel biliardino che la moneta s'incastrava e le palline scendevano sempre. E c'era pure un biliardo dove Bakunin ci dormiva sempre. Bakunin, non credo si togliesse mai l'eskimo. E chi poteva andava ai convegni contro la repressione politica a Bologna, e beveva dalla fontana e soffocava sotto il tendone in piazza Verdi, ma non ci si lamentava. E chi poteva ancora di più andava a Parigi, al decennale del Maggio Francese, insieme a Paoletta e alle amiche francesi. Che i pugni chiusi di alzavano. Che lei era anarchica, e gli anarchici avevano il covo alla casa dei Pazzi,  e lui era un comunista del fgci. E i tempi cambiavano e le vecchie per strada guardavano i tempi cambiare. 
Che erano gli anni '70, degli extraparlamentari e degli anarchici. 
Che erano altri tempi. 
Che poi in realtà, poco cambia. 

venerdì 20 agosto 2010

io sono sveglio

"non credo di essere nato per lavorare" - un topo
"tutto scorre e nulla rimane" - Herakleitos

La vita dell'essere umano è caratterizzata da una frenesia incontrollabile. Svegliarsi, alzarsi, colazione, correre al lavoro, produrre, pensare, razionalizzare, licenziare, pranzare, modulare, informare, categorizzare, inventare, prevalere, mangiare, comprare, regali, droghe, bere, divertirsi, guidare, socializzare, automobile, chiesa, sesso, linfonodi, malattia, cene parentali, progettare

STOP

Fermati. Inspira. Espira profondamente. Libera la mente da tutti i falsi idoli. Non pensare. Svuota il cervello, chiudi gli occhi e ascolta il periodico gonfiarsi e sgonfiarsi della cassa toracica. Assapora ogni respiro. E piantala di pensare. Solo per un attimo. Elimina tutti i pensieri che hai in testa, solo per un minuto. Dimentica le bollette che hai riposto con cura sul mobiletto in salotto e il capoufficio che ancora non ti ha dato quella promozione che da tanto ambisci. Fai fluire il vuoto dentro. Lo devi sentire. Solo per un attimo. Per l'essere umano è un'operazione difficile, ma non impossibile. Dimentica gli esami che dovrai sostenere durante la prossima sessione estiva e lascia che l'oblio offuschi il ricordo della tua ex fidanzata che ti ha preso il cuore e ci ha fatto un macinato di carne da dare al cane. Assaggia il nulla. Svuotati, da tutto. Dalla tua famiglia, dai tuoi amici, dalle oppressioni di una vita convulsa e caotica. 
Dimentica il tuo nome, il tuo viso, il tuo essere. Dimentica di esistere. C'è solo un rumore ritmico. E' qualcosa che respira. 
Ora sei pronto. 

Sei pronto per aprire gli occhi e vedere il mondo per ciò che è. Senza preconcetti, senza pregiudizi, senza conoscenze. Sei solo e privo di tutto, davanti al mondo. Spegni il computer, esci di casa o dall'ufficio. E osserva il mondo. Osserva i campi sterminati di grano baciati dal sole di un tramonto autunnale, goditi gli alti picchi delle montagne che si confondono nel mare di nuvole cariche di pioggia ed elettricità. Stupisciti di fronte al fiume e alle sue acque ora impetuose, ora quiete e piatte. 
Gioisci di fronte ad ogni attimo che vivrai assaporando il mondo, perché ogni singolo attimo è unico e irripetibile. Mai tornerà. La bellezza di quell'istante è unica e preziosa. Afferrala e contemplala. 

domenica 30 maggio 2010

un ottimo motivo

Il sole ci sbatteva sulla faccia e noi ci facevamo una visiera con la mano aperta per vedere fino in fondo tutto quel che si poteva, e non perderci niente, non lasciare niente. Come potessimo mangiare le montagne e alla fine bere il mare due chilometri più giù. Proviamoci con gli occhi, poi con la bocca, e con le braccia.
Ma nella luce del pomeriggio non ti riconosco più. E mentre parli io non vedo, non sento ma credo che tutto sia perfetto.
E allora trovami un motivo per non spaccare tutto.
Dev'esserci un motivo

un ottimo motivo.

mercoledì 5 maggio 2010

sono una brutta persona?

Filo mi rincuora, mi dice che in amore tutto è concesso. Dice che non sono stato io, che la cosa non è dipesa da me. Ma lo sapevo, lo sapevo dannatamente bene, cazzo. Ho combinato un disastro.
Simy mi dice che è meglio andarsene, che ho combinato un disastro. Che se non me la squaglio rischio di finire protagonista di una rissa che avrà solo me come vittima. 'Sticazzi.
Ma è okay. Tutto è okay. Tutto è andato bene.
Tutto è andato a puttane. Potevo aspettare? Sono stato io a creare questa fottuta situazione? Le conseguenze attuali dipendendo dai miei gesti o sono figlie della necessità naturale?
Lei mi dice di sì, che tutto questo è un errore, uno splendido errore necessario. Tutto questo a casa di colui che - mi dice Simy - rischia di rendermi la faccia un unico ematoma gonfio e viola. Ma è okay. Tutto è okay. Tutto è andato bene.
Baio mi dice: "di cosa ti lamenti?" e ha ragione. Forse mi creo troppi problemi. Forse dovrei sbattermene di colui che vuole prendermi a randellate in viso. Vaffanculo, Filo ha ragione. Si fottano tutti, sono figlio dell'uomo, figlio delle sue necessità e pulsioni. Sapevo che sarebbe successo. E anche se non ne ero certo, ne serbavo la speranza. Ed è successo.
Ed ho creato una situazione tesa, tronfia e ansiosa. Ma si fottano tutti, non ho fatto nulla di male. Non ho ucciso persona alcuna. Ho cercato semplicemente di cogliere l'attimo.
E perdonatemi voi che non lo capite.
Ma è okay. Tutto è okay. Tutto è andato bene.

sono una brutta persona?

martedì 27 aprile 2010

La profezia

"Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank ed il suo ufficio è quello del presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l’hanno solo creduto e che non hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l’hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita."

Robert K. Merton

mercoledì 21 aprile 2010

ormai niente più è nuovo, tutto è già stato vissuto.

La nichilista: "Tu hai una profonda consapevolezza del tuo personaggio. Non hai fiducia in te stesso, però dagli altri la pretendi. Proietti le tue insicurezze su coloro che ti circondano. Rifiuti la felicità, perché la ritieni scialba e superficiale. Ti sei convertito al postmodernismo per evitare un pensiero tuo originale. Critichi te stesso perché così cerchi di vanificare le critiche. Desideri ciò che odi, e odi ciò che desideri. Devi sempre distruggere ciò che ami di più."
Lo scrittore: "Ci vedi tutta questa roba, nella mia mano?"